Ritardi nei pagamenti: le nuove norme

Ritardi nei pagamenti: le nuove norme
Ritardi nei pagamenti, il Parlamento Europeo approva le nuove norme


Tutela delle PMI e mercato interno

Lo scorso 5 ottobre 2010, la Commissione mercato interno del PE ha approvato le nuove norme che impongono il limite di trenta giorni per i ritardi nei pagamenti. Si tratta di un importante passo nella tutela delle PMI, in periodo di crisi: i ritardi nei pagamenti attualmente ostacolano lo sviluppo delle imprese e sono spesso all'origine del fallimento di imprese altrimenti sane.

Nell'Unione Europea la maggior parte dei beni e dei servizi è fornita da imprese ad altre imprese e ad autorità pubbliche secondo un sistema di pagamenti differiti, in cui il fornitore lascia al cliente un periodo di tempo per pagare. Tale periodo viene normalmente concordato tra le parti, ovvero precisato sulla fattura del fornitore, ovvero, infine, stabilito per legge.

Normalmente, alla fine di tale periodo il fornitore si aspetta di essere pagato per i beni forniti o i servizi prestati. I pagamenti effettuati dopo tale periodo costituiscono ritardi di pagamento.

La direttiva 2000/35/CE, relativa alla lotta contro i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali, è stata adottata per contrastare i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali tra imprese o tra imprese e autorità pubbliche.

Essa specifica, tra l'altro, che si possono applicare interessi legali, qualora il pagamento non venga effettuato entro i termini contrattuali o legali.

Nonostante l'entrata in vigore della direttiva 2000/35/CE (recepita in Italia con il D. Lgs. n. 231/2002), i ritardi di pagamento nelle transazioni commerciali continuano ad essere un problema generale nell'UE. Inoltre, in vari Stati membri, la durata dei periodi di pagamento contrattuali è particolarmente lunga, quando nelle transazioni sono coinvolte amministrazioni pubbliche.

Per ovviare a tali problemi, nell'aprile del 2009 la Commissione ha proposto cambiamenti sostanziali alla direttiva del 2000, introducendo il diritto di recupero delle spese amministrative ed il risarcimento dei costi interni sostenuti a causa dei ritardi di pagamento.

Con riferimento alle amministrazioni pubbliche, la proposta accorcia i termini di pagamento alle imprese, armonizzandoli e rafforzando le misure dissuasive con un risarcimento forfettario a partire dal primo giorno di ritardo, oltre agli interessi di mora e al risarcimento dei costi di recupero.

Pertanto, le disposizioni della direttiva 2000/35/CE relative all'ambito d'applicazione, agli interessi di mora, alla riserva di proprietà, e alla procedura di recupero dei crediti non contestati, restano sostanzialmente immutate.

Viene, invece, eliminata la possibilità per gli Stati membri di escludere i ricorsi per interessi di importo inferiore a 5 EUR, permettendo, così, ai creditori di agire per ottenere gli interessi di mora, in particolare per le PMI e per le piccole transazioni, ove gli importi degli interessi sono limitati. Secondo le nuove disposizioni, da impresa a impresa, il ritardo può essere al massimo di 30 giorni, salvo diverso accordo delle parti.

Anche le amministrazioni pubbliche sono tenute a pagare le fatture entro trenta giorni, e qualunque ritardo deve essere giustificato con motivazioni oggettive. In ogni caso, il ritardo dei pagamenti da parte della PA non può mai andare oltre i 60 gg.

In caso di ritardi ulteriori rispetto a quanto previsto dalla nuove direttiva, le società andranno incontro a una penale pari all'8% sul tasso di interesse applicato dalla Banca centrale europea e a una spesa di 40 euro come compensazione per i costi di recupero del credito.

Tale previsione permette al creditore di recuperare i costi amministrativi connessi al ritardo di pagamento, che vanno ad aggiungersi agli interessi legali, producendo, peraltro, un effetto deterrente nei confronti dei debitori.

La nuova direttiva rafforza anche le disposizioni relative alle clausole contrattuali gravemente inique, introducendo una disposizione secondo cui le clausole che escludono l'applicazione di interessi di mora vengono sempre considerate gravemente inique.

Secondo la Commissione, l'impatto sul bilancio per le amministrazioni nazionali sarà proporzionale alla loro capacità di garantire il rispetto delle disposizioni della direttiva. Inoltre, l'atteso miglioramento del comportamento delle amministrazioni pubbliche relativo ai pagamenti contribuirà a ridurre il numero di fallimenti delle imprese, riducendo così il costo sociale di tale fenomeno.

A tal fine, gli Stati membri hanno il dovere di garantire piena trasparenza sui diritti e gli obblighi derivanti dalle nuove disposizioni, in particolare, attraverso la pubblicazione del tasso d'interesse legale.

L'obiettivo consiste nel fornire nel modo più adeguato informazioni pratiche alle imprese, soprattutto alle PMI, per consentire loro di agire contro i debitori che pagano in ritardo.

I vantaggi per le imprese saranno dunque indiscussi. Pertanto, a questo punto occorre attendere solo l’adozione formale della direttiva in questione.