La sicurezza e salute dei lavoratori

La sicurezza e salute dei lavoratori
Il Decreto Legislativo n. 626/94 (e successive modificazioni) in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, per la tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, ha apportato in campo normativo fondamentali e sostanziali innovazioni nel modo di gestire la sicurezza sul lavoro e prevede un ruolo attivo degli imprenditori nel rapporto con i tradizionali organi di controllo.


Introduce un sistema organizzativo della sicurezza, caratterizzato dalla collaborazione fra i soggetti in campo e dalla partecipazione dei lavoratori, sostituisce la cultura della prevenzione a quella del risarcimento del danno, è basata sul concetto concreto di "miglioramento continuo” dei livelli di sicurezza e salute dei lavoratori, individua soggetti nuovi coinvolti e responsabili: il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (RLS), il responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), il medico competente, il datore di lavoro.
L'approvazione del Decreto Legislativo n. 626/94 materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, ha comportato il recepimento nella nostra legislazione di ben otto direttive della Comunità Europea: la direttiva quadro n. 89/391/CEE in tema di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro e sette direttive particolari integranti. Successivamente con il Decreto Legislativo n. 242 del 19 marzo 1996, il legislatore ha apportato alcune modifiche e integrazioni al 626, mirate a chiarire e definire meglio alcuni obblighi e responsabilità, nonché ad ampliare il ventaglio del sistema sanzionatorio coinvolgendo figure estranee al rapporto di lavoro (progettisti, fabbricanti, commercianti, installatori, medico competente) sulle quali vengono a gravare oneri, penalmente sanzionati, in attuazione del principio della "prevenzione a monte”.
Su questi presupposti l'imprenditore deve valutare i rischi associati allo svolgimento delle sue attività, siano esse di routine od occasionali e gli obiettivi di tale valutazione deve consentire al datore di lavoro di attuare provvedimenti effettivamente necessari alla salvaguardia della salute e sicurezza dei lavoratori in particolare:
• Prevenzione dei rischi professionali
• Informazione ai lavoratori
• Formazione professionale dei lavoratori
• Mezzi necessari e organizzazione atta a porre in atto i provvedimenti di salvaguardia
Questa filosofia è quindi rivolta a impostare la sicurezza come attività sistematica di prevenzione, non più legata a singoli interventi non coordinati tra loro e operati solo per far fronte a un preciso adempimento di legge. Come finora è stato possibile intuire, per consentire l'istituzione del "sistema sicurezza” il Decreto definisce delle figure con precisi compiti e responsabilità e introduce nuovi concetti e metodologie per la gestione del sistema sicurezza, primo tra tutti il concetto di rischio e della sua valutazione.
Esaminiamo, ora le definizioni delle principali figure del rapporto di lavoro destinatarie della normativa sulla sicurezza.
Il datore di lavoro viene definito come il soggetto titolare del rapporto di lavoro con il lavoratore o, comunque, il soggetto che, secondo il tipo di organizzazione dell'impresa, ha la responsabilità dell'impresa stessa ovvero dell'unità produttiva. Per impresa e/o unità produttiva si intende lo stabilimento o la struttura finalizzata alla produzione di beni o servizi, dotata di autonomia finanziaria e tecnico-funzionale. La 626 individua nella Pubblica Amministrazione il datore di lavoro come il dirigente titolare del potere decisionale di spesa.
Si consolida, quindi, il principio secondo il quale il datore di lavoro diviene l'unico responsabile dell'organizzazione complessiva della sicurezza nella sua azienda, il datore di lavoro può delegare alcuni compiti, dietro preciso incarico, ma ciò non determina la traslazione delle responsabilità civili e penali.
Di seguito si riportano gli adempimenti più rilevanti a carico del datore di lavoro:
• La valutazione del rischio
• L'elaborazione del piano di sicurezza e del programma di attuazione
• La nomina del responsabile del servizio di prevenzione e protezione
• La nomina del medico competente
• L'informazione e formazione dei lavoratori.
Il lavoratore. Il decreto 626 si riferisce al lavoratore subordinato, vale a dire ogni persona che presta il proprio lavoro alle dipendenze di un datore di lavoro, con rapporto di lavoro subordinato anche speciale. La definizione di lavoratore subordinato non comprende coloro che prestano lavoro senza retribuzione. In prima istanza il decreto conferma così le definizioni date a loro tempo dai DPR 547/55 e 303/56, ponendosi inoltre la necessità di ampliare il campo degli "equiparati” ai lavoratori subordinati, in base alle nuove realtà del mondo produttivo. Divengono quindi lavoratori subordinati i soci lavoratori di cooperative e società, anche di fatto, e gli utenti di servizi di orientamento o di formazione scolastica, universitaria e professionale, avviati presso datori di lavoro per agevolare o per perfezionare le loro scelte professionali. Sono altresì equiparati gli allievi degli istituti di istruzione e i partecipanti ai corsi di formazione professionale, nei quali si faccia uso di laboratori, macchine, apparecchi e attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici.
Il decreto conferma e sottolinea il principio di autotutela, secondo il quale ciascun lavoratore deve prendersi cura della propria sicurezza e della propria salute e, di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, sulle quali possono ricadere gli effetti delle sue azioni od omissioni, in relazione alla formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro. In sostanza si evidenzia l'obbligo del lavoratore di adoperarsi direttamente, in caso di urgenza, nell'ambito delle sue competenze e possibilità, per eliminare o ridurre le deficienze e i pericoli, dandone notizia al rappresentante per la sicurezza. Il lavoratore dovrà quindi collaborare attivamente al miglioramento delle condizioni di lavoro. Affinché ciò si realizzi, dovrà essere informato sui rischi generici dell'attività dell'impresa e specifici cui è esposto in relazione all'attività svolta e, dovrà altresì essere formato con particolare riferimento al posto di lavoro e alle mansioni svolte. In particolare dovrà essere formato adeguatamente il lavoratore incaricato dell'attività di primo soccorso, di lotta antincendio e di evacuazione dei lavoratori; tale incarico è attribuito al lavoratore con designazione del datore di lavoro. I lavoratori non potranno, se non per giustificato motivo, rifiutare la designazione.
Il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza rappresenta una delle principali innovazioni introdotte dal decreto 626. Infatti ad essa spetta il ruolo di rappresentare il lavoratori in merito alle problematiche di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro, avvalendosi delle stesse tutele previste dalla legge per le rappresentanze sindacali. L'art. 18 del decreto 626 prevede che in tutte le aziende o unità produttive, venga eletto o designato il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
I compiti che caratterizzano il rappresentante sono i seguenti:
• Verificare l'applicazione delle misure di prevenzione e protezione
• Acquisire dai lavoratori notizie inerenti le problematiche di sicurezza e salute, coinvolgendo i lavoratori nella proposta di possibili soluzioni
• Fornire un contributo propositivo nella definizione e attuazione delle misure di sicurezza e salute
• Partecipare alle riunioni periodiche di sicurezza che, in aziende con più di 15 dipendenti, devono essere indette dal datore di lavoro almeno una volta l'anno.
Secondo quanto indicato dal decreto 626, il rappresentante deve inoltre ricevere un'adeguata formazione. In sostanza, i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza hanno il diritto-dovere di chiedere al datore di lavoro di adottare misure adeguate e di proporre, a loro volta, misure per ridurre qualsiasi rischio per i lavoratori divenendo un collaboratore attivo con il datore di lavoro e le altre figure previste dal sistema di sicurezza.
Con la circolare n. 40/2000 del 16 giugno 2000 il Ministero del lavoro è intervenuto in merito alla partecipazione del rappresentante nella gestione della sicurezza nei luoghi di lavoro. Il Ministero ha ribadito che il datore di lavoro deve consultare il RLS, sia prima della valutazione dei rischi che successivamente, in sede di verifica e di controllo delle misure di prevenzione e protezione poste in atto a tutela dei lavoratori Nella circolare viene sottolineato il diritto che il RLS ha di accedere ai luoghi di lavoro e l'obbligo posto a carico del datore di lavoro di fornirgli le informazioni e la documentazione inerente la valutazione dei rischi; poter accedere, senza ostacoli, al documento di valutazione dei rischi rientra nel diritto del RLS. Per quanto riguarda il punto se il datore di lavoro deve fornire una copia del documento di valutazione dei rischi il ministero non evidenzia obblighi specifici, ma esprime l'opinione che: Tenuto poi conto della circostanza che, il RLS ha diritto di ricevere tutte le informazioni e la documentazione aziendale inerente la valutazione dei rischi, si ritiene che la consegna del documento di cui all'art.4, comma 2 del d.lgs 626/94 "ove obiettive esigenze tecniche, organizzative, di sicurezza o particolari oneri di riproduzione, non la rendano praticabile”
Il servizio di prevenzione e protezione costituisce il punto di riferimento principale per l'organizzazione del "sistema sicurezza” nell'azienda. La sua formazione può avvenire all'interno dell'azienda oppure possono essere incaricate persone esterne, in ogni caso in possesso delle conoscenze professionali adeguate.
Il servizio deve avere requisiti (organizzazione, uomini e mezzi) adeguati alla realtà lavorativa dell'azienda e, il responsabile tecnico del servizio deve avere attitudini e capacità professionali adeguati per gestire al meglio le problematiche inerenti la sicurezza e la salute dei lavoratori e dei luoghi di lavoro.
I compiti del servizio di prevenzione e protezione sono principalmente i seguenti:
• Individuazione dei fattori di rischio (pericoli),
• Elaborazione delle misure di prevenzione e protezione idonee alla realtà aziendale e rispettose delle normative vigenti in materia di sicurezza e salute
• Elaborazione di procedure di sicurezza per le varie attività aziendali
• Proposte in merito a programmi di informazione e formazione dei lavoratori
• Fornire ai lavoratori informazioni in merito ai rischi per la sicurezza e la salute associati all'attività dell'azienda.
Il responsabile del servizio di prevenzione e protezione con Dlg 23 giugno 2003, n. 195 ( Modifiche ed integrazioni al decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626) sono stati meglio identificati i criteri per l'individuazione delle capacita' e dei requisiti professionali richiesti agli addetti ed ai responsabili dei servizi di prevenzione e protezione dei lavoratori, a norma dell'articolo 21 della legge 1° marzo 2002, n. 39. (pubblicato nella Gazzetta Ufficiale italiana n. 174 del 29 luglio 2003) in particolare con l'inserimento dell'art.8 bis il quale stabilisce che essere in possesso di un titolo di studio non inferiore al diploma di istruzione secondaria superiore ed essere inoltre in possesso di un attestato di frequenza, con verifica dell'apprendimento, a specifici corsi di formazione adeguati alla natura dei rischi presenti sul luogo di lavoro e relativi alle attivita' lavorative. In sede di Conferenza permanente per i rapporti tra lo Stato, le regioni e le province autonome di Trento e di Bolzano sono individuati gli indirizzi ed i requisiti minimi dei corsi e tali corsi I corsi di formazione sono organizzati dalle regioni e province autonome, dalle universita', dall'ISPESL, dall'INAIL, dall'Istituto italiano di medicina sociale, dal Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, dall'amministrazione della Difesa, dalla Scuola superiore della pubblica amministrazione, dalle associazioni sindacali dei datori di lavoro o dei lavoratori o dagli organismi paritetici. Sono esonerati solo coloro che sono in possesso di laurea triennale di Ingegneria della sicurezza e protezione o di Scienze della sicurezza e protezione o di Tecnico della prevenzione nell'ambiente e nei luoghi di lavoro.Contestualmente alla sua nomina, il datore di lavoro ha l'obbligo di comunicare agli organi di vigilanza (Ispettorato del Lavoro e ASL territorialmente competenti) il nominativo della persona designata, allegando le seguenti informazioni:
1. Compiti svolti in materia di prevenzione e protezione
2. Il periodo di tempo durante il quale tali compiti sono svolti (durata dell'incarico)
3. Curriculum professionale della persona designata.
L'omissione di tale comunicazione comporta una sanzione amministrativa pecuniaria a carico del datore di lavoro.
Nel caso in cui le professionalità all'interno dell'azienda siano insufficienti per far fronte alle relative problematiche di sicurezza, il datore di lavoro ha la facoltà di avvalersi di un consulente esterno, al quale affidare la responsabilità del servizio interno di prevenzione e protezione.
Il medico competente deve essere in possesso dei seguenti requisiti professionali (almeno uno dei tre):
1. Specializzazione in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro o in clinica del lavoro
2. Docenza o libera docenza in medicina del lavoro o in medicina preventiva dei lavoratori e psicotecnica o in tossicologia industriale o in igiene industriale o in fisiologia e igiene del lavoro
3. Autorizzazione di cui all'art. 55 del decreto legislativo 15 agosto 1991 n. 277
4. Laureati in medicina e chirurgia, che pur non possedendo i requisiti di cui sopra, abbiano svolto l'attività di medico del lavoro per almeno quattro anni; l'autorizzazione è subordinata a domanda formale all'assessorato regionale.
L'attivazione della sorveglianza sanitaria, come detto anche in precedenza, è un adempimento a carico del datore di lavoro, il quale in base al tipo di attività svolte nella sua azienda, provvede a nominare il medico competente.
Il decreto 626, oltre a rimandare alla "tabella delle lavorazioni per le quali vige l'obbligo delle visite mediche preventive e periodiche” allegata al DPR n. 303 del 1956, sancisce l'obbligo di attivazione della sorveglianza sanitaria anche per le attività che comportano:
• La movimentazione manuale dei carichi
• L'uso di attrezzature munite di videoterminali
• Esposizione (certa o probabile) ad agenti cancerogeni, vale a dire sostanze e preparati alle quali è associata la frase di rischio R45 "può provocare il cancro” e R49 "può provocare il cancro per inalazione”.
• Esposizione (certa o probabile) ad agenti biologici, vale a dire qualsiasi microorganismo, anche se geneticamente modificato, coltura cellulare ed endoparassita umano che potrebbe provocare infezioni, allergie o intossicazioni.
• Esposizione (certa o probabile) a piombo, amianto e rumore, ai sensi del D. Lgs. 277/91.
• Esposizione (certa o probabile) a radiazioni ionizzanti ai sensi del D. Lgs. 230/95.
• Esposizione (certa o probabile) ad agenti chimici, fisici e biologici, ai sensi del D. Lgs. 77/92.
La sorveglianza sanitaria effettuata dal medico competente, comprende accertamenti preventivi e periodici ai fini della valutazione dell'idoneità dei lavoratori alla mansione specifica. Gli accertamenti possono comprendere esami clinici e biologici e indagini diagnostiche mirati al tipo di rischio cui è esposto il lavoratore. Tutti gli accertamenti effettuati su ogni lavoratore, sono registrati in un'apposita cartella sanitaria, istituita e redatta dal medico stesso e affidata al datore di lavoro, il quale deve garantirne la custodia e la riservatezza dei dati in essa contenuti.
Oltre alle attività prevalentemente mediche di esami e visite cliniche, il medico competente ha anche il compito di collaborare, con il datore di lavoro e il servizio di prevenzione e protezione, alle attività di analisi e valutazione dei rischi, nonché alla predisposizione delle misure di miglioramento e alle iniziative di informazione e formazione dei lavoratori.

Elementi e metodi fondamentali della valutazione dei rischi

La valutazione dei rischi, come accennato in precedenza, è una componente di un procedimento più ampio: l'analisi dei rischi. Quest'ultima, infatti, può essere distinta in tre principali fasi:
1. Identificazione dei pericoli e dei rischi potenziali
2. Valutazione dei rischi
3. Rappresentazione dei rischi secondo criteri di accettabilità.
In genere però si tende a confondere, senza commettere particolari inesattezze, il procedimento complessivo con quello di valutazione. Di seguito si rinuncerà a rilevare questa distinzione, a favore di una trattazione più scorrevole.
L'identificazione dei fattori di rischio
L'identificazione dei rischi è la prima delle fasi che l'estensore della valutazione deve affrontare. Tutte le aree e le postazioni di lavoro e/o mansioni devono essere analizzate in maniera sistematica, per l'identificazione dei pericoli e la verifica delle possibili situazioni di rischio che ne derivano, sia per gli addetti alle lavorazioni, sia per le persone che possono casualmente frequentare la zona di pericolo. I rischi associati a pericoli o fattori di rischio presenti negli ambienti di lavoro, possono distinguersi in tre principali settori:
• RISCHI PER LA SICUREZZA responsabili del potenziale verificarsi di incidenti o infortuni
• RISCHI PER LA SALUTE responsabili della potenziale compromissione dell'equilibrio biologico del personale
• RISCHI TRASVERSALI O ORGANIZZATIVI individuabili nell'articolazione del rapporto tra lavoratore e organizzazione del lavoro
Esempi di fattori di rischio
1 - Rischi per la sicurezza
• Pavimenti, aree di transito, vie di circolazione
• Spazi lavorativi
• Vie e uscite d'emergenza
• Scale fisse e portatili
• Soppalchi
• Attrezzature non dotate di marcatura CE
• Immagazzinamento
• Impianti elettrici non a norma
• Impianti a pressione
• Impianti termici
• Utilizzo di gas tossici o corrosivi
• Ascensori e montacarichi
• Presenza di materiali infiammabili
2 - Rischi per la salute
• Contatto con sostanze irritanti e nocive
• Esposizione a sostanze cancerogene
• Esposizione a rischio biologico
• Utilizzo di attrezzature rumorose
• Posizione errata ai videoterminali
• Spostamento pesi
3 - Rischi correlati ad aspetti organizzativi e gestionali
• Mancata manutenzione degli impianti, macchine e attrezzature
• Numero eccessivo o insufficiente di seglali di divieto, obbligo e prescrizione
• Assenza di un piano di evacuazione e mancata nomina degli addetti
• DPI non idonei
• Mancata nomina degli addetti al primo soccorso, assenza di camere di medicazione o cassette dei medicinali
• Ruoli e responsabilità non definite scarsa motivazione del personale alla sicurezza


Metodologia di identificazione dei rischi
Avvalendosi dei principi e degli strumenti ai quali si è fatto riferimento, operativamente il procedimento per l'identificazione deve prevedere almeno le seguenti fasi:
1. Suddivisione dell'attività lavorativa in aree omogenee.
2. Studio della documentazione tecnica disponibile di tutte le attività produttive, di assistenza tecnica e manutenzione e di servizi generali.
3. Esame critico della documentazione tecnica e burocratica relativa agli adempimenti di legge previsti per i luoghi di lavoro in materia di sicurezza e salute, delle statistiche storiche di infortuni e situazioni di emergenza, nonché l'acquisizione di informazioni fornite dal personale direttivo e dai lavoratori.
4. Ispezione del singolo posto di lavoro per la identificazione di eventuali fonti di pericolo o disagio, associate alle apparecchiature, agli impianti, alla tipologia delle aree stesse e all'organizzazione del lavoro.
5. Osservazione delle varie operazioni compiute da ciascun lavoratore, con registrazione e messa in evidenza delle eventuali operazioni che comportano pericolo.
6. Interviste ai singoli lavoratori con la raccolta di impressioni, critiche, dati storici, suggerimenti, indicazione di fatti ritenuti pericolosi o delicati.
7. Esame critico finale con lo scopo di identificare i punti di rischio significativi, per i quali procedere con la valutazione.

SEQUENZA LOGICA PER LA REDAZIONE DEL DOCUMENTO AZIENDALE PER LA SICUREZZA

In conclusione riportiamo uno schema indicativo sulla procedura logica atta alla compilazione del documento.
1. IDENTIFICAZIONE DEI FATTORI DI RISCHIO
2. IDENTIFICAZIONE DEI LAVORATORI ESPOSTI
3. STIME DELL'ENTITA' DELLE ESPOSIZIONI
4. STIMA DELLA GRAVITA' DEGLI EFFETTI DERIVANTI
5. STIMA DELLE PROBABILITA' CHE QUESTI SI VERIFICHINO
6. VERIFICA DELLE DISPONIBILITA' TECNICHE ED ORGANIZZATIVE E PROCEDURALI PER ELIMINARE O RIDURRE L'ESPOSIZIONE
7. DEFINIZIONE DI MESSA IN ATTO DI UN PIANO
8. VERIFICA DELL'IDONEITA' DELLE MISURE ADOTTATE
9. REDAZIONE DEL DOCUMENTO
10. DEFINIZIONE DEI TEMPI E MODI PER LA VERIFICA
11. AGGIORNAMENTO E VALUTAZIONE

Il documento conterrà tutta la documentazione comprovante l'analisi dei rischi e come questi vengono eliminati o ridotti a livelli accettabili, quali e quante sono state le verifica a e le conseguenti, dove necessarie, modifiche attuate.


ANTINCENDIO E GESTIONE DELLE EMERGENZE
Il datore di lavoro dovrà inoltre stabilire i criteri per la gestione della emergenze e attiverà un sistema studiato in base alla tipologia e alle dimensioni dell'azienda e la formazione di una squadra commisurata al livello di rischio aziendale.
Elaborando un PIANO DI EMERGENZA costituito dall'insieme di strutture fisse e procedure.
Riassumendo dovrà:
• Organizzare i rapporti con i servizi pubblici
• Designare i lavoratori incaricati alla gestione delle emergenze
• Provvedere affinché i lavoratori designati vengano istruiti attraverso corsi di formazione

Il Piano di Gestione delle Emergenze dovrà essere attuato attraverso misure di Prevenzione finalizzate a ridurre le probabilità di accadimento e di Protezione finalizzate a ridurre i conseguenti danni derivanti dal verificarsi dell'emergenza.
Il Piano deve essere basato su indicazioni chiare e scritte:

• Doveri del personale addetto a mansioni specifiche e ai quali sono affidate particolari mansioni antincendio e Primo Soccorso
• Provvedimenti attraverso i quali informare tutto il personale
• Specifiche misure per lavoratori esposti a rischi particolari
• Misure specifiche per aree ad elevato rischio
• Procedura di chiamata alle competenti autorità
• Individuazione di particolari procedure in caso di presenza di persone disabili, inabili, con ridotte capacità motorie

Per quanto riguarda l'informazione ai lavoratori secondo la Circolare esplicativa n. 29 agosto 1995, n. P.1564/4146 del Ministero dell'Interno il datore di lavoro deve provvedere affinche' ogni lavoratore riceva una adeguata informazione su:
a) rischi di incendio legati all'attività svolta nell'impresa;
b) rischi di incendio legati alle specifiche mansioni svolte;
c) misure di prevenzione e protezione incendi adottate in azienda;
d) ubicazione delle vie di esodo ed uscite;
e) procedure da adottare in caso di incendio, ed in particolare:
azioni da attuare quando si scopre un incendio;
come azionare un allarme;
azioni da attuare quando si sente un allarme;
procedure di evacuazione fino al punto di raccolta;
modalità di chiamata dei vigili del fuoco;
f) i nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di prevenzione incendi, lotta antincendio, evacuazione e pronto soccorso;
g) la figura del responsabile del servizio di prevenzione e protezione.
Il servizio di prevenzione e protezione e istituzionalmente preposto all'attività di informazione
Per quanto riguarda il personale designato a svolgere funzioni di addetto alla gestione delle emergenze dovrà seguire corsi debitamente predisposti dalle competenti autorità o come diversamente indicato dalla normativa, per quanto riguarda la formazione riguardante la prevenzione incendi le attività lavorative sono suddivise in base alla incidenza di rischio in tre categorie:
• RISCHIO ELEVATO corso di formazione di almeno 16 ore
• RISCHIO MEDIO corso di formazione di almeno 12 ore
• RISCHIO BASSO corso di formazione di almeno 8 ore

Ricordiamo inoltre che per quanto riguarda il Pronto Soccorso aziendale il DECRETO 15 luglio 2003, n. 388 (Regolamento recante disposizioni sul pronto soccorso aziendale, in attuazione dell'articolo 15, comma 3, del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, e successive modificazioni) le varie attività vengono suddivise in tre gruppi:

Gruppo A:
I) Aziende o unità produttive con attività industriali, soggette all'obbligo di dichiarazione o notifica, di cui all'articolo 2, del decreto legislativo 17 agosto 1999, n. 334, centrali termoelettriche, impianti e laboratori nucleari di cui agli articoli 7, 28 e 33 del decreto legislativo 17 marzo 1995, n. 230, aziende estrattive ed altre attività minerarie definite dal decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624, lavori in sotterraneo di cui al decreto del Presidente della Repubblica 20 marzo 1956, n. 320, aziende per la fabbricazione di esplosivi, polveri e munizioni;
II) Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori appartenenti o riconducibili ai gruppi tariffari INAIL con indice infortunistico di inabilità permanente superiore a quattro, quali desumibili dalle statistiche nazionali INAIL relative al triennio precedente ed aggiornate al 31 dicembre di ciascun anno. Le predette statistiche nazionali INAIL sono pubblicate nella Gazzetta Ufficiale;
III) Aziende o unità produttive con oltre cinque lavoratori a tempo indeterminato del comparto dell'agricoltura.
Gruppo B: aziende o unità produttive con tre o più lavoratori che non rientrano nel gruppo A.
Gruppo C: aziende o unità produttive con meno di tre lavoratori che non rientrano nel gruppo
Gli addetti al pronto soccorso, designati ai sensi dell'articolo 12, comma 1, lettera b), del decreto legislativo 19 settembre 1994, n. 626, sono formati con istruzione teorica e pratica per l'attuazione delle misure di primo intervento interno e per l'attivazione degli interventi di pronto soccorso. Per il Gruppo A quest'ultimi dovranno seguire in corso di almeno 16 ore, per i Gruppi B e C il corso sarà di almeno di 12 ore secondo i contenuti dell'Allegato 3 del Dgl 338/03.
Inoltre vengono date indicazioni per il contenuto minimo delle cassette di Pronto Soccorso che riportiamo di seguito:

CONTENUTO MINIMO DELLA CASSETTA DI PRONTO SOCCORSO (Gruppo A e B )
Guanti sterili monouso (5 paia).
Visiera paraschizzi
Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 1 litro (1).
Flaconi di soluzione fisiologica ( sodio cloruro - 0, 9%) da 500 ml (3).
Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (10).
Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (2).
Teli sterili monouso (2).
Pinzette da medicazione sterili monouso (2).
Confezione di rete elastica di misura media (1).
Confezione di cotone idrofilo (1).
Confezioni di cerotti di varie misure pronti all'uso (2).
Rotoli di cerotto alto cm. 2,5 (2).
Un paio di forbici.
Lacci emostatici (3).
Ghiaccio pronto uso (due confezioni).
Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (2).
Termometro.
Apparecchio per la misurazione della pressione arteriosa.

CONTENUTO MINIMO DEL PACCHETTO DI MEDICAZIONE (Gruppo C)
Guanti sterili monouso (2 paia).
Flacone di soluzione cutanea di iodopovidone al 10% di iodio da 125 ml (1).
Flacone di soluzione fisiologica (sodio cloruro 0,9%) da 250 ml (1).
Compresse di garza sterile 18 x 40 in buste singole (1).
Compresse di garza sterile 10 x 10 in buste singole (3).
Pinzette da medicazione sterili monouso (1).
Confezione di cotone idrofilo (1).
Confezione di cerotti di varie misure pronti all'uso (1).
Rotolo di cerotto alto cm 2,5 (1).
Rotolo di benda orlata alta cm 10 (1).
Un paio di forbici (1).
Un laccio emostatico (1).
Confezione di ghiaccio pronto uso (1).
Sacchetti monouso per la raccolta di rifiuti sanitari (1).
Istruzioni sul modo di usare i presidi suddetti e di prestare i primi soccorsi in attesa del servizio di emergenza.