Effetti delle ispezioni

Effetti di ispezione
Il revisore ha la facoltà di diffidare gli enti cooperativi a eliminare le irregolarità sanabili riscontrate in sede di ispezione, inviando contestualmente copia della diffida agli uffici territoriali del governo e, nelle more dell'adozione del decreto del ministro dell'interno di cui all'articolo 9, comma 3 del DPR 15 maggio 2001, n. 287, alle Direzioni Provinciali del Lavoro ed all'A.G.C.I. Alla scadenza del termine indicato nella diffida il revisore verifica l'avvenuta regolarizzazione con apposito accertamento.

L'articolo 12 del D. Lgs. 2 agosto 2002, n. 220 citato precisa l'elenco dei provvedimenti che può adottare il Ministero a seguito delle constatate gravi irregolarità rilevate dal revisore sul verbale ispettivo

Più precisamente tali sanzioni sono:

  • Cancellazione dall'Albo Nazionale degli enti cooperativi ovvero, nelle more dell'adozione del decreto ministeriale di cui all'art. 15 comma 3, cancellazione dal Registro Prefettizio o dallo Schedario Generale della Cooperazione;
  • Gestione commissariale, ai sensi dell'articolo 2543 del codice civile;
  • Scioglimento per atto dell'autorità, ai sensi dell'articolo 2544 del codice civile;
  • Sostituzione dei liquidatori, ai sensi dell'articolo 2545 del codice civile;
  • Liquidazione coatta amministrativa, ai sensi dell'articolo 2540 del codice civile.

Inoltre gli enti cooperativi che si sottraggono all'attività di vigilanza o non rispettano finalità mutualistiche sono cancellati, sentita la Commissione centrale per le cooperative, dall'Albo Nazionale degli enti cooperativi, ovvero, nelle more dellàistituzione dello stesso, dal Registro Prefettizio e dallo Schedario Generale della Cooperazione

In caso di irregolare funzionamento della cooperativa, l'autorità governativa può revocare gli amministratori ed i sindaci e affidare la gestione della società ad un commissario governativo determinandone i poteri e la durata.

Tale provvedimento può essere adottato anche ove l'intervento pubblico sia necessario a sostegno di interessi generali (occupazione, utilizzo di finanziamenti pubblici, interessi sociali degni di particolari considerazioni, tutela dell'ordine pubblico) o nei casi in cui la nomina del Commissario costituisca l'unico modo per rinnovare la gestione partecipativa della cooperativa, riservando la nomina soltanto a persone in possesso di specifici requisiti manageriali nel settore di attività delle cooperative interessate al fine di permettere il superamento di una situazione di irregolare funzionamento. [Commissione Centrale, riunioni del 9 febbraio 1993 e del 19 marzo 1993].

L'articolo 2540 del Codice civile prevede che quando le attività della cooperativa risultino insufficienti al pagamento dei debiti, l'autorità governativa può decretarne la liquidazione coatta amministrativa. Questo provvedimento si basa sulla dichiarazione dello stato di insolvenza della società ed ha la caratteristica di precludere, in base all'articolo 196 del R.D. 16 marzo 1942, n. 267, la dichiarazione di fallimento, sempre che questa ultima non sia stata pronunciata prima.

Le società cooperative che, a giudizio dell'autorità governativa, non sono in condizioni di raggiungere gli scopi per cui sono state costituite o che per due anni consecutivi non hanno depositato il bilancio annuale, o non hanno compiuto atti di gestione, possono essere sciolte con provvedimento dell'autorità governativa.

Alla fase di scioglimento (che quindi può essere sia volontario che per atto dell'autorità governativa) segue quella della liquidazione finalizzata a risolvere definitivamente i rapporti economici in corso fra società cooperative e terzi o con gli stessi soci.

In caso di irregolarità o di eccessivo ritardo nello svolgimento della liquidazione ordinaria di una cooperativa, l'autorità governativa può sostituire i liquidatori.

L'ulteriore conseguenza che può derivare dall'attività ispettiva (articolo 19 della Legge 30 dicembre 1991, n. 413 che ha modificato l'articolo 36, comma 4 del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600) è la trasmissione da parte della Direzione Provinciale del Lavori alla Guardia di Finanza delle risultanze del verbale di ispezione nel caso in cui queste evidenzino eventuali infrazioni di rilevanza fiscale.

Il comma 4 dell'articolo 36 citato infatti prevede che I soggetti pubblici incaricati istituzionalmente di svolgere attività ispettive o di vigilanza nonché gli organi giurisdizionali civili e amministrativi che, a causa o nell'esercizio delle loro funzioni, vengono a conoscenza di fatti che possono configurarsi come violazioni tributarie devono comunicarli direttamente ovvero, ove previste, secondo le modalità stabilite da leggi o norme regolamentari per l'inoltro della denuncia penale, al comando della Guardia di Finanza competente in relazione al luogo di rilevazione degli stessi, fornendo l'eventuale documentazione atta a comprovarli.